Emilio Rizzi

Emilio Rizzi nasce a Cremona il 5 maggio 1881 da Giuseppe, avvocato, e da Laura Botti, penultimo di cinque fratelli. Dopo aver frequentato l’istituto tecnico Guido Grandi di Cremona, nel 1895 si iscrive all’Accademia di Brera a Milano seguendo i corsi dei maestri: Vespasiano Bignami, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone che lo amerà e lo stimerà come uno degli allievi prediletti e lo farà entrare nell’ambito della sua famiglia. Stringe fraterna amicizia anche col pittore Ambrogio Alciati e con lo scultore Siccardi di Bergamo.
Nel 1899 consegue il diploma di abilitazione all’insegnamento del disegno, professione che svolgerà nella vita, prima, dal 1929 al 1940 a Brescia nella scuola di San Barnaba, poi dal 1945 al 1951 nella scuola, da lui creata, dell’Associazione artistica bresciana “Arte e cultura” e infine, per circa un anno, dal 1951 al 1952 nella scuola media di Chiari.
Nel 1903 Rizzi vince il concorso del pensionato Fanny Ferrari, indetto dal Comune di Cremona per l’assegnazione di una borsa di studio triennale di lire 1.800 per perfezionare i suoi studi all’Accademia di Roma. Nella città capitolina trova alloggio in via Flaminia al numero 89, in una delle stanze di Villa Poniatosky. Emilio conosce e frequenta Antonio Mancini, oltre agli artisti Dazzi, Biazzi e lo scultore Zanelli. Tiene un corso regolare di lezioni alla Accademia Moderna di Belle Arti di Roma, insieme ad Antonio Sciortino e Dante Ricci.
In quegli anni Rizzi, insieme ad artisti e studenti, frequenta numerose trattorie romane, ed in particolare quella dove alloggia Mancini, in via Ripetta. Questa locanda era gestita dalle tre sorelle Anselmi, giovani ed avvenenti, e dalla loro madre, chiamata “sora Nì”; Emilio si innamora di Barbara, una delle tre. Nel 1906 il pittore si reca sul monte Vilio, nell’alta Ciociaria, con l’amico pittore Ise Lebrecht di Verona; l’iniziativa desta molta curiosità poichè per un mese soggiorna sotto una tenda. Nel 1907 continua il suo peregrinare nelle province laziali e visita Palestrina, Terracina, Viterbo; dovunque si reca dipinge seguendo l’esempio dei “XXV pittori della campagna romana”, confermando la sua costante passione per la campagna e la montagna.
Seguendo la consuetudine di quegl’anni che attribuiva grande importanza all’esperiena artistica parigina, Emilio si stabilisce nella capitale francese l’11 febbraio del 1909, incoraggiato dall’amico Mancini cercando il riconoscimento della sua pittura attraverso nuove ed importanti committenze. Rizzi alloggia in un elegante “atelier” sul prestigioso boulevard Berthier, al numero 15, poco lontano dallo studio del già celebre Boldini, il più importante ritrattista dell’alta borghesia parigina e per questo “rivale” diretto di Rizzi.
A Parigi il pittore cremonese espone più volte ai Salon des Independants, mostre importanti, ed in particolare grandi vetrine, nelle quali i pittori invitati potevano proporre le loro opere e trovare nuovi committenti.
Nel 1910 Emilio invia le sue opere alla I Esposizione d’Arte di Cremona che, per il ritardo con le quali arrivano, sono presentate in una sala riservata; la mostra risquote un notevole successo e gli viene assegnata una medaglia d’oro. Nel 1911 Rizzi partecipa alla Mostra Internazionale d’Arte di Roma. Si reca poi nel Giura, a St. Claude, per realizzare alcuni ritratti commissionatigli in quelle zone. Il 13 luglio Emilio e Barbara si sposano a Parigi con rito civile, il matrimonio religioso è celebrato a Corchiano, provincia di Viterbo, località nella quale si trasferirono dopo il loro ritorno dalla Francia, solo nel 1915.
Nel 1913 viene votato per il “Grand Prix” destinato soltanto agli Artisti francesi, ma rifiuta di prendere la cittadinanza francese, gli vengono allora conferite “Le palme accademiche”, il più alto riconoscimento artistico destinato agli stranieri.
I coniugi Rizzi trascorrono alcuni mesi del 1914 in Bretagna, a Brignogan in riva all’Atlantico, fino a quando, il 2 agosto dello stesso anno, la dichiarazione di guerra della Germania alla Francia getta l’Europa nella tragedia. I controlli sempre più severi nei confronti di chi non era francese, lo convinsero a tornare in Italia, precisamente a Corchiano, dove già risiede la cognata Colomba, sorella di Barbara.
Nel 1915, in attesa di essere chiamato per il servizio militare, Rizzi si ferma a Cremona, sfruttando il periodo di grande fervore, facilitato della fama acquistata in Francia; gli vengono commissionati numerosi ritratti degni di nota. Il 24 maggio l’Italia entra in guerra, e Rizzi è arruolato nell’artiglieria da campagna come automobilista di motori a scoppio.
Il 18 gennaio 1917 nasce l’unica figlia di Emilio e Barbara: Miretta; in circostanze drammatiche la moglie è ricoverata d’urgenza nell’ ospedale militare a Civita Castellana (Viterbo).
Congedato dal servizio militare nel 1920, Rizzi raggiunge la moglie e la figlia a Corchiano, in quella campagna che tanto aveva amato. Affascinato dal paesaggio sabino, dolce e ancora primitivo, torna con slancio alle connaturate doti di colorista. A lungo il pittore è ospite dei principi Chigi a Soriano del Cimino e dei Pignatelli, oltre al conte Celani.
Nel 1921 soggiorna per breve tempo a Parigi da solo, ma la crisi del dopoguerra e la morte di molti amici lo scoraggiano e decide di lasciare definitivamente “l’atelier” serbato fino ad allora.
Il fratello Ugo, morto nel 1913, aveva aperto a Brescia, fin dal 1907, una ditta di terrefazione e bar, la Rizzi & Persico; a partire dal 1921 ciò lo obbliga a risiedere in questa città per sistemare in prima persona i suoi interessi. In questi anni acquista una casa in piazza Loggia, dove all’ultimo piano arreda un nuovo studio che gli permette di ritornare alla sua vera professione. Continua l’intensa opera ritrattistica, nella quale eccelle e nel 1926 ritorna per un breve periodo a Corchiano, insofferente del soggiorno bresciano e dell’attività commerciale cui ha dovuto assoggettarsi per qualche tempo.
Per due estati consecutive, tra il 1927 e il 1929, Rizzi si stabilisce in laguna, a San Pietro in Volta presso Venezia: la sua ispirazione, già così felice nelle singolari sensazioni della Bretagna e del Lazio, trova un’altra diversa fonte di colori vivi eppur morbidi e sfumati.
Dal 1942 al 1943 si rifugia con la famiglia a Saiano per sfuggire ai bombardamenti degli alleati. Terminata la guerra, nel 1945 Emilio è tra i fondatori dell’Associazione Artistica Bresciana (A.A.B.), della quale diverrà socio onorario; per sei anni dirige con passione disinteressata la scuola d’arte e insegna nel corso superiore di modello dal vero, circondato da numerosi allievi. Nell’aprile del 1952 tiene una mostra personale all’A.A.B.: “Cinquant’anni di pittura”. Sarà la sua ultima mostra.
Viene colto da malore nel suo studio a Brescia mentre è intento a dipingere. Muore tre giorni dopo, il 22 dicembre 1952.

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